Il Giornale di Erba parla del Project financing

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Anche il Giornale di Erba riprende il discorso del "project financing", la formula che ha permesso l'avvio dei lavori di costruzione del centro. Ecco l'intervista all'Architetto Angelo Majocchi, presidente della Nessi & Majocchi SpA. L'impresa di costruzione comasca fa parte della Lambro One, la società di progetto costituita proprio per dar vita al nuovo Lambrone.

Lambrone, progetto anticrisi

Intervista a Majocchi: con la realizzazione della nuova piscina sono ben 30 le aziende coinvolte, con un indotto di centinaia di lavoratori

ERBA (mbn) Ben 10 milioni di investimenti, oltre 30 aziende coinvolte con un indotto diretto o indiretto di centinaia di lavoratori: queste sono le cifre che caratterizzano il progetto del nuovo centro sportivo del Lambrone, attualmente in fase di realizzazione. Una vera e propria operazione anticrisi resa possibile da una forma valida, ma ancora poco sfruttata: quella del project financing.
«Si tratta di una particolare collaborazione tra pubblico e privato, grazie alla quale la pubblica Amministrazione che non ha la possibilità economica di mettere in programma le opere necessarie o che vorrebbe realizzare, con questa formula si rivolge ai capitali privati», spiega Angelo Majocchi, presidente della Nessi & Majocchi SpA.
L'impresa costruttrice comasca detiene la maggioranza della Lambro One, la società di progetto creata insieme a Italgreen Spa, Snef Srl e A&T Europe SpA per la realizzazione del nuovo centro.
Proprio grazie a questa forumla si è riusciti a dare il via a un progetto che, dopo decenni di attesa, doterà finalmente il territorio erbese di un centro sportivo completo di piscine e aree fitness e benessere, ma che ha avuto e avrà un impatto diretto o indiretto su centinaia di lavoratori: oltre venti sono le aziende piccole e grandi, dagli artigiani alle multinazionali, che stanno fornendo manodopera e materiali e per la fine del progetto questo numero potrebbe arrivare quasi a raddoppiare. Senza contare il personale fisso e stagionale e i fornitori di servizi che saranno coinvolti una volta che il centro entrerà in funzione.
«Se una volta si faceva affidamento sulle sole forze della Pubblica Amministrazione per far partire le grandi opere, oggi la situazione è cambiata. Ecco perché dobbiamo puntare su formule come quella del project financing - continua Majocchi - Perché non se fanno di più? Perché alla rigidità delle finanze pubbliche si accompagna la difficoltà nel trovare privati che, in tempi di crisi, siano disposti a investire in progetti che hanno un ritorno a lungo termine: si parla di 20-25 anni prima di iniziare a guadagnare. E le banche chiedono sempre maggiori garanzie ed elargiscono sempre meno».
Proprio questa esperienza nata in seno al territorio erbese potrebbe quindi costituire una best practice che sia d'esempio anche per altri «progetti anticrisi»: «A condizione di trovare un'amministrazione disponibile e preparata come si è dimostrata quella di Erba, di poter contare su partner come quelli attuali e su istituti di credito pronti a prendersi qualche rischio. Questo progetto in un momento di crisi è un segnale che ci sono imprenditori che ci credono e hanno voglia di investire. C'è gente che crede ancora in questo Paese: per questo mi auguro che non si tratti di un'iniziativa isolata».

La pagina del Giornale di Erba su cui è pubblicata l’intervista (.pdf)